Sostanze chimiche negli alimenti. Imballaggi, contenitori e altri materiali: come mettersi al sicuro?

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Tutto ciò che entra in contatto con gli alimenti – imballaggi, contenitori, strumenti, macchinari, superfici e atmosfere – può rilasciare su questi delle sostanze chimiche per contatto diretto o indiretto. Sostanze che possono avere effetti negativi, temporanei o permanenti, sulla salute umana.
In gergo, questo fenomeno si definisce migrazione e, a oggi, sono molte le sostanze chimiche individuate che, abitualmente, migrano o possono migrare sugli alimenti che ogni giorno mettiamo in tavola. Ma altrettante sono quelle ancora da identificare e, soprattutto, di cui è necessario capire i comportamenti nella migrazione e le eventuali conseguenze per l’organismo umano. La difficoltà nell’individuarle non sta nella mancanza di strumenti o competenze, quanto nel fatto che gran parte di queste molecole non si trovano, in partenza, nei materiali destinati al contatto con gli alimenti, ma si originano durante il contatto per reazioni chimiche difficilmente prevedibili o controllabili.
Un quadro davvero complesso, nel quale i rischi non possono essere eliminati del tutto, ma possiamo certamente adottare comportamenti consapevoli per ridurli al massimo.

 

Che cosa sono i MOCA?

Con l’acronimo MOCA si intendono tutti i materiali destinati al contatto con gli alimenti; stessa definizione dell’anglosassone FCMs: Food Contact Materials. Che si tratti di imballaggi in plastica, carta o alluminio, di vaschette per la conservazione dei cibi, di superfici e strumenti utilizzati nella preparazione, nella trasformazione, nel trasporto e nella cottura dei cibi, senza tralasciare i macchinari per produrli… nella vita di un alimento dobbiamo prendere in esame tutto ciò che può influire sulla sua sicurezza, inquadrarne i comportamenti e osservare il rispetto di precise norme, se ci troviamo a operare con e su di essi. Perché ogni materiale, in potenza o a determinate condizioni, può far migrare sostanze chimiche inopportune, cioè con proprietà tossicologiche, sugli alimenti con i quali viene a contatto.

Oggi, l’attenzione dei consumatori è sempre più focalizzata sulla tematica. Cresce la consapevolezza nell’opinione pubblica, grazie anche a un numero sempre più ampio di testate e canali che si esprimono sulla questione. Tuttavia, la complessità dei MOCA da un lato, la normativa comunitaria e nazionale in continua evoluzione dall’altro impongono riflessioni caute: evitare inutili allarmismi è il primo passo per acquisire la giusta consapevolezza e compiere scelte responsabili che possano ridurre eventuali rischi per la salute umana.

 

L’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare

Un riferimento sicuro per tutta la filiera alimentare, inclusa quella dei MOCA, e per i consumatori che vogliono essere più consapevoli è l’EFSA, l’European Food Safety Authority. Si tratta di un’eccellenza sì europea ma anche italiana. È stata, infatti, istituita a Parma nel 2002 per fornire consulenza scientifica e una comunicazione efficace e tempestiva circa i rischi associati a tutta la catena alimentare umana e animale.
I suoi pareri scientifici forniscono i dati sui quali il Parlamento Europeo legifera in tema di nutrizione, inclusi quindi i MOCA. Allergeni, OGM, additivi alimentari, antibiotici per l’allevamento e fitofarmaci in agricoltura: queste sono solo alcune delle questioni sulle quali si è espressa l’Agenzia. L’obiettivo è quello di raccogliere e analizzare dati scientifici per garantire una corretta valutazione del rischio alimentare a livello comunitario, fornendo informazioni accurate e puntuali a tutti gli enti e le parti interessate, inclusa l’opinione pubblica.
Solo per citare una delle questioni più dibattute in tema MOCA e ancora lontana dall’essere risolta, l’EFSA è attiva con un osservatorio mirato a valutare la presenza e il comportamento del bisfenolo nei contenitori e negli imballaggi per alimenti, per misurarne le conseguenze sull’organismo umano; tutti ricordiamo la recente questione circa la possibile presenza di bisfenolo A nei cartoni della pizza sollevata, pochi mesi fa, da “Il Salvagente”.

 

Come ridurre i rischi a casa?

Per evitare il più possibile la migrazione di sostanze chimiche sugli alimenti a casa, possiamo prendere alcuni semplici ma efficaci accorgimenti:

  • Attenersi alle istruzioni del produttore, ovvero non utilizzare contenitori, stoviglie e strumenti in modo improprio, ad esempio inserendo nel microonde contenitori in plastica non fabbricati per questo specifico l’uso. Tali informazioni sono solitamente reperibili in etichetta o, tramite apposita simbologia, sulla superficie dei materiali stessi;
  • Evitare il riutilizzo dei materiali monouso quali, ad esempio, le bottiglie in PET; ovvero riutilizzare soltanto gli imballaggi e i contenitori per i quali è previsto il riuso, in condizioni e per alimenti simili a quelli per i quali sono stati prodotti;
  • Lavare accuratamente i contenitori e gli strumenti al primo utilizzo, in modo da eliminare le sostanze solubili residue dalla produzione;
  • Smaltire correttamente i materiali usurati o visibilmente deteriorati, ad esempio le padelle antiaderenti con rivestimento in PTFE danneggiato o, più in generale, con materiali graffiati esposti al cibo;
  • Preferire i contenitori in vetro o comunque di materiali di elevata qualità; fare attenzione alle indicazioni riportate: in generale, più sono dettagliate (anche con eventuali limitazioni d’uso) più sono affidabili;
  • Evitare di sottoporre i contenitori in plastica a sbalzi di temperatura o a temperature eccessive, quali ad esempio quelle raggiunte dalle autovetture in sosta sotto il sole;
  • Circa gli utensili per cucina in plastica a base di poliammide e di melammina, verificare che siano stati importati correttamente, come da indicazioni del Regolamento 2011/284/UE.

 

Come ridurre i rischi in azienda?

La forte crescita del mercato MOCA degli ultimi anni e l’aumento della complessità nel panorama normativo, sempre più mirato alla tutela del consumatore, impongono a tutte le aziende che producono, trasformano e movimentano materiali a contatto con gli alimenti la massima cautela nella gestione delle proprie attività, che si traduce nel rispetto di specifiche normative.

Come ben sa chi opera nel settore, i MOCA sono disciplinati da provvedimenti sia nazionali sia europei.
Per quanto riguarda la disciplina comunitaria, il Regolamento CE n° 1935/2004 (norma quadro) stabilisce i requisiti generali cui devono rispondere tutti i materiali e oggetti in questione, mentre misure specifiche contengono disposizioni dettagliate per i singoli materiali (materie plastiche, ceramiche, eccetera). Laddove non esistano leggi UE specifiche, gli Stati membri possono stabilire misure nazionali.
Il Regolamento CE n° 1935/2004 stabilisce che tutti i materiali e oggetti devono essere prodotti conformemente alle buone pratiche di fabbricazione (GMP) e, in condizioni d’impiego normale o prevedibile, non devono trasferire agli alimenti componenti in quantità tale da:

  • costituire un pericolo per la salute umana;
  • comportare una modifica inaccettabile della composizione dei prodotti alimentari;
  • comportare un deterioramento delle caratteristiche organolettiche.

Al momento, i MOCA disciplinati da misure europee specifiche sono:

  • materiali attivi intelligenti;
  • ceramiche;
  • plastiche;
  • cellulosa rigenerata.

Ciò non significa che per gli altri materiali sia una giungla e che non siano legiferati: valgono le 3 regole generali del Regolamento 1935/2004 e, quando esistono, come per esempio per quanto riguarda la carta, materiale che non ha una legislazione armonizzata a livello europeo, occorre adottare le disposizioni nazionali dei singoli Paesi.

Il principale strumento con il quale si garantisce, e si attesta, questa condotta è la Dichiarazione di Conformità (DDC). Un documento che deve accompagnare i MOCA in tutto il loro ciclo di vita e che deve contenere almeno le seguenti informazioni:

  • l’identità e indirizzo dell’operatore che produce, importa o immette il prodotto sul mercato;
  • la data di emissione della dichiarazione;
  • le norme specifiche di riferimento che i materiali rispettano e cui si riferisce dunque la conformità dichiarata;
  • la descrizione della tipologia di materiale o di prodotto;
  • le specifiche relative alle possibilità di impiego, ossia i limiti di validità delle conformità dichiarate (ad esempio: i tempi minimi garantiti di utilizzo di materiali deperibili; i range di temperature e pressione; l’incompatibilità con alcuni tipi sostanze, eccetera);
  • il codice identificativo o numero della dichiarazione, che insieme alla data e all’indicazione del destinatario, consente di stabilire immediatamente una relazione univoca tra la dichiarazione e i singoli lotti (o consegne) del medesimo materiale;
  • alla dichiarazione è possibile aggiungere altre notazioni non obbligatorie, ma previste dagli accordi contrattuali finalizzati allo scambio di informazioni tra fornitore e utilizzatore, come i certificati di prova e di analisi (documentazione analitica di supporto);
  • timbro e firma della figura aziendale responsabile della relazione della DDC.

In Italia, a fronte degli artt. 6 e 7 del D.M. 21/3/1973, l’emissione della dichiarazione di conformità è obbligatoria, e deve accompagnare ogni singola partita prodotta e in uscita dallo stabilimento.

Data la frequenza con cui il legislatore europeo provvede all’aggiornamento normativo (solo per citare un esempio recente, questo) e le conseguenze che possono derivare da una produzione o una gestione inappropriata dei MOCA, è consigliabile affidarsi a esperti e a laboratori certificati, che possono contare su personale appositamente formato. Oltre al rischio di incorrere nelle pesanti sanzioni stabilite dal “Decreto sanzionatorio MOCA” ed escludendo il caso peggiore in cui eventuali azioni inappropriate causino effetti indesiderati sulla salute delle persone, possiamo solo immaginare le gravi conseguenze sul brand e sul business derivanti dalla necessità di ritirare dal mercato una partita di prodotto non conforme; operazione che potremmo essere costretti a fare anche soltanto in via cautelativa, per non esserci messi al riparo preventivamente da errori o azioni superficiali.

 

Sei sicuro dei tuoi MOCA?

Per non incorrere in questi rischi tutt’altro che remoti, grazie a un’esperienza trentennale nel settore dei materiali a contatto con gli alimenti, Ecol Studio aiuta le aziende a garantire prodotti sicuri ai consumatori, potendo contare su un nutrito staff specializzato, costantemente aggiornato sulla normativa europea e nazionale, e su ampi laboratori dedicati. Forti di una lunga collaborazione con importanti imprese del settore, i nostri esperti supportano i partner anche attraverso un servizio di consulenza e di aggiornamento normativo.
Proprio per soddisfare queste esigenze, di recente sono nati Paper NewsPaper e Plastic Post, due servizi online rivolti il primo alla filiera della carta e il secondo a quella della plastica, in grado di segnalare tempestivamente ogni innovazione normativa in tema MOCA: due importanti strumenti per non farsi trovare impreparati, scongiurando il rischio di errori e sanzioni che potrebbero costare caro.

Un mondo migliore passa anche dalla sicurezza dei materiali a contatto con gli alimenti.
Non esitare a contattarci per i tuoi MOCA: prevenire conviene alla salute e al business!

 

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