Interferenti endocrini: l’80% del packaging alimentare è a rischio

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L’Agenzia svedese per le sostanze chimiche (KEMI) ha evidenziato, attraverso un recente studio, come l’80% del packaging alimentare contenga sostanze dannose per la salute umana, in particolare interferenti endocrini e sostanze tossiche per la riproduzione.

Packaging alimentare a rischio migrazione sostanze nocive

Lo studio di KEMI ha analizzato 61 materiali destinati al contatto con gli alimenti, tra i quali: cannucce, imballaggi per hamburger, patatine fritte, popcorn, muffin, cereali per bambini, biscotti e altri alimenti.
Di questi, ben 49 hanno fatto rilevare presenza di DEHP, Ftalato di bis(2-etilesile). È stata, inoltre, rilevata la presenza di DBP (Dibutilftalato) e Bisfenolo-A: sostanze che, assunte in dosi sensibili, possono interferire con il sistema endocrino umano, influendo negativamente sulla capacità riproduttiva e sulla salute dei feti.

Materiali plastici destinati al contatto con gli alimenti: prospettive future

Il fatto che tale indagine sia stata condotta in Svezia, naturalmente, non deve farci credere che in altri Paesi la situazione sia diversa. I materiali analizzati sono, infatti, commercializzati e in uso sui mercati internazionali, poiché fabbricati e distribuiti tramite catene di fornitura globali.
Anche per questo motivo, il tema è di estrema attualità e oggetto di discussione sui banchi di EFSA e dell’Unione Europea: tra le varie novità del 2021, ci attendiamo la revisione del regolamento quadro per il contatto alimentare, il n° 1935 del 2004 e, in particolare, nuove norme relativamente alla sicurezza materiali plastici destinati agli alimenti.

Bisfenolo-A e altri interferenti endocrini nei materiali a contatto con gli alimenti: cresce l’attenzione

In questo articolo abbiamo visto che cosa sia il Bisfenolo-A (BPA), perché si usi e quali importanti rischi comporti per la salute umana.
Come sappiamo, il rischio si realizza quando queste sostanze:

  1. migrano dall’imballaggio all’alimento e vengono assunte dal consumatore;
  2. migrano nell’ambiente, con la possibilità di entrare nella catena alimentare, nel momento in cui tali materiali vengono smaltiti.

A oggi, in Europa vige il divieto di migrazione di BPA solo ed esclusivamente per gli oggetti destinati al contatto con alimenti per gli infanti come i biberon. Alcuni Paesi, tra i primi ad aver emanato norme più restrittive circa l’uso del Bisfenolo-A, hanno ora al vaglio proposte di legge per monitorare la presenza di interferenti endocrini nei materiali a contatto con gli alimenti: è il caso della Francia, che entro il 1° gennaio 2022, dovrebbe entrare in vigore un decreto che obbligherà i produttori di tali materiali a registrarli, prima dell’immissione in commercio, su un apposito registro digitale.

Ftalati negli imballaggi alimentari, quali rischi ci sono?

Gli ftalati sono ampiamente utilizzati nell’industria del packaging alimentare per conferire determinate caratteristiche ai materiali plastici al fine di garantire le performance richieste dal mercato, PVC in primis.

EFSA ha recentemente rivalutato 5 molecole di questo tipo, stabilendo per 4 di esse (DBP, BBP, DEHP, DINP) un nuovo livello di sicurezza dopo il precedente studio effettuato nel 2005: 50 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo; qualora l’assunzione giornaliera dovesse superare tale soglia, potrebbe verificarsi una diminuzione di testosterone nei feti.
Per il quinto ftalato analizzato, il DIDP, EFSA ha rilevato un rischio minore stabilendo un livello di sicurezza di 150 microgrammi per chilogrammo di peso al giorno. La dose media dei consumatori europei, anche di quelli definiti “forti”, si mantiene comunque al di sotto di tali soglie.

Verifica la conformità dei tuoi materiali a contatto con gli alimenti

La normativa più recente sottolinea come, su richiesta delle autorità competenti, gli operatori economici debbano mettere a disposizione le “dichiarazioni di conformità”, ovvero la documentazione contenente le condizioni e i risultati delle prove, i calcoli, la modellizzazione e altre analisi e prove della sicurezza dei materiali destinati al contatto con gli alimenti, relativamente alla concentrazione e al limite di migrazione del BPA e di altre sostanze dannose per la salute, a dimostrazione della conformità al mercato nazionale e comunitario.

I nostri esperti affiancano da anni le aziende italiane ed europee nello sviluppo di piani analitici personalizzati e specifici, utilizzando tecniche e strumentazione di ultima generazione, che permettono di determinare sostanze come il BPA a livelli sempre più bassi.

La competenza dello staff di Ecol Studio garantisce l’accesso a una conoscenza aggiornata delle normative vigenti e in definizione, con il vantaggio competitivo di essere a conoscenza dei cambiamenti in atto per tutelare la salute dei consumatori, salvaguardare l’identità del marchio e incoraggiare la crescita sostenibile del business.

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