Bisfenolo A nei materiali a contatto con gli alimenti. Che cosa rischiamo?

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Il Bisfenolo A sale periodicamente agli onori della cronaca destando allarmi, talvolta ingiustificati, sulla presenza di questa molecola nei materiali destinati a venire a contatto con gli alimenti (i cosiddetti MOCA) o, più genericamente, con l’essere umano. In passato, è stato il caso dei biberon, delle bottigliette in pvc delle acque minerali, delle lattine in alluminio per le bevande, della carta termica degli scontrini fiscali. Di recente, ne abbiamo sentito parlare a proposito di un’indagine condotta da Il Salvagente sui cartoni per la pizza.
Cerchiamo allora di fare chiarezza insieme, identificando quanto più possibile il rischio di esposizione al bisfenolo A e ripercorrendo le tappe della normativa che ne disciplina l’uso nei materiali destinati al contatto con gli alimenti.

 

Che cos’è il bisfenolo A e dove si trova?

Il BPA o 2,2-bis(4-idrossifenil)propano (n. CAS 0000080-05-7) è una molecola organica composta da due gruppi fenolici vicinali. Se ne fa largo uso in associazione ad altre sostanze, per lo più, nella produzione di resine e plastiche. In particolare, è una delle componenti principali del policarbonato, una plastica rigida e trasparente molto performante e quindi ampiamente utilizzata, con la quale si producono recipienti per uso alimentare. Bottiglie per acqua minerale e bibite, biberon, stoviglie di plastica e contenitori per riporre alimenti. Il bisfenolo A è presente anche, in minime quantità, nei rivestimenti protettivi di altri contenitori quali lattine in alluminio e tinozze, e nella carta termica per gli scontrini dei servizi commerciali.

 

Bisfenolo A: è nocivo per la salute?

Il dibattito sui rischi per la salute umana derivanti dall’esposizione al BPA si protrae da lungo tempo. Dal 2006 ovvero da quando ci si è accorti che tale molecola può migrare in piccole quantità dai materiali plastici agli alimenti che ne sono contenuti, l’European Safety Authority (EFSA) ha effettuato valutazioni, esaminato centinaia di pubblicazioni scientifiche e relazioni di studi presentati dalle industrie.
Dopo più di un decennio di consultazioni, nel gennaio 2015 è stata pubblicata la prima estesa relazione sulla tossicità della sostanza. Secondo gli esperti EFSA, il BPA non rappresenta un rischio per la salute della popolazione di qualsiasi fascia di età, ai livelli medi attuali di esposizione alla molecola.
In tale relazione, la “dose giornaliera tollerabile” (DGT) per l’organismo umano è stata individuata a 4 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Non ci sarebbe dunque da preoccuparsi, dato che per tutti i gruppi di popolazione l’esposizione per via alimentare è, quando raggiunge i livelli massimi, oltre 5 volte al di sotto della DGT.

 

Bisfenolo A: quali sono i potenziali effetti nocivi sulla salute?

Il BPA è una sostanza che può potenzialmente interagire con i sistemi ormonali dell’organismo umano ovvero è un interferente endocrino. Fin dagli anni Trenta è noto come possa interagire con gli estrogeni, gli ormoni sessuali femminili, ma a oggi è ancora aperto il dibattito sulle effettive conseguenze che tale molecola può avere, e in quali modalità, sul sistema riproduttivo e endocrino.

Secondo EFSA, solo qualora fosse superata la soglia di 100 DGT, il BPA avrebbe effetti nocivi su fegato e reni. Alcuni esperimenti hanno dimostrato che dosi del genere possono causare un’alterazione delle ghiandole mammarie dei roditori, ma non si è ancora individuato il meccanismo d’azione di questo fenomeno.
Stando agli attuali dati raccolti dalla ricerca scientifica, dunque, non ci sono sufficienti prove per considerare certi gli effetti nocivi sui sistemi riproduttivo, nervoso, immunitario, metabolico e cardiovascolare e sulla possibilità che il BPA induca il cancro; sebbene tali conseguenze sull’organismo umano non possano essere escluse.
Alla luce di questa forte incertezza e sulla base della potenziale interferenza sul sistema endocrino umano, nel 2017 il Comitato degli Stati membri (MSC) dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha classificato, su proposta della Francia, il BPA come “sostanza estremamente preoccupante” (Substance of very high concern, SVHC).
Per questi motivi, l’EFSA mantiene massima l’attenzione sul Bisfenolo-A: nei prossimi anni, dovremo attenderci pareri più definiti da parte della Comunità europea.

 

Bisfenolo A: quando ci esponiamo maggiormente al rischio?

Stando ai risultati delle ricerche attuali, questi sono i momenti in cui corriamo il maggior rischio di assumere bisfenolo A:

  • il consumo di alimenti in scatola;
  • il consumo di carne e derivati, anche non scatolati. Il BPA potrebbe confluire nella carne in vari momenti della filiera di produzione: in seguito al contatto con i più diffusi materiali da imballo, attraverso i macchinari produttivi o per contaminazione ambientale nella fase di allevamento (ad esempio, attraverso i mangimi);
  • il contatto con la carta termica degli scontrini.

L’EFSA sta ancora lavorando all’evidenza scientifica di tali pareri, dunque è necessario parlare di probabile rischio di esposizione. Pur nell’incertezza che ancora sussiste, tra queste casistiche, la carta termica è risultata essere la seconda fonte principale di esposizione esterna al BPA, per tutti i gruppi di popolazione al di sopra dei tre anni.

 

Bisfenolo A: la normativa di riferimento

L’Unione Europea ammette la presenza di bisfenolo A nei materiali plastici destinati al contatto con gli alimenti: lo stabilisce il Regolamento 2011/10/EU sui MOCA in plastica, applicazione dell’articolo 5 del Regolamento 2004/1935/CE. Emanato in seguito alle periodiche valutazioni EFSA dal 2006 al 2011, il Regolamento impone un limite di migrazione specifica (LMS) del bisfenolo A agli alimenti con i quali entra in contatto il materiale plastico che lo contiene, di 0,06 mg/kg.

Nello stesso anno, la Commissione Europea ha adottato la Direttiva 2011/8/EU, che modifica la Direttiva 2002/72/CE sulla presenza d BPA nei biberon di plastica. Tale precisazione si è resa necessaria proprio dopo le ultime valutazioni EFSA in base al principio di precauzione: pur non disponendo di dati scientifici che attestino la certezza degli effetti nocivi del bisfenolo A, nel caso specifico di una categoria sensibile come i lattanti, si è preferito vietare l’utilizzo di tale sostanza per la fabbricazione dei biberon.

 

Il Regolamento 2018/213/UE e la Dichiarazione di Conformità dei MOCA

Il legislatore è tornato sulla questione con il Regolamento 2018/213/EU, che modifica il precedente Regolamento 2011/10/UE relativamente all’utilizzo di bisfenolo-A nei materiali plastici destinati a venire a contatto con gli alimenti. La nuova normativa interviene sul limite di migrazione specifica di BPA, da vernici o rivestimenti applicati a MOCA, riducendolo a 0,05 mg/kg.
Oltre a confermare il divieto di migrazione di BPA nei biberon, lo espande a tutti gli oggetti destinati al contatto con alimenti per infanti: formule di proseguimento, alimenti a base di cereali, alimenti per la prima infanzia, alimenti a fini medici speciali creati per soddisfare le esigenze nutrizionali dei lattanti e dei bambini nella prima infanzia o bevande a base di latte e prodotti analoghi specificamente destinati ai lattanti (fino a 12 mesi) e bambini nella prima infanzia (da 1 a 3 anni), quali definiti al Regolamento 2013/609/UE.
La normativa più recente sottolinea inoltre come, su richiesta delle autorità competenti, gli operatori economici debbano mettere a disposizione le “dichiarazioni di conformità”, ovvero la documentazione contenente le condizioni e i risultati delle prove, i calcoli, la modellizzazione e altre analisi e prove della sicurezza dei materiali destinati al contatto con gli alimenti, relativamente alla concentrazione e al limite di migrazione del BPA, a dimostrazione della conformità al mercato nazionale e comunitario.
Tutti i materiali immessi in commercio dopo il 6 settembre 2018 devono necessariamente rispettare tali requisiti ed essere accompagnati dalle relative dichiarazioni di conformità.

 

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