Infortuni mortali sul lavoro. L’allarme dei dati INAIL aggiornati ad aprile 2019

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I dati INAIL relativi ai morti sul lavoro in Italia dall’inizio dell’anno al 30 aprile non sono confortanti. In questo periodo si registra un più 7,4% di morti bianche rispetto agli stessi mesi del 2018: sono infatti 204 i morti sul lavoro di questi primi quattro mesi del 2019, contro i 190 dello stesso periodo dell’anno precedente. Anche i decessi in itinere, ovvero negli spostamenti riconducibili all’esercizio delle attività lavorative, registrano un aumento: 99 casi in questo primo periodo dell’anno, contro i 96 del 2018, per un incremento del 3,1%.
Stando ai dati INAIL di questa prima parte dell’anno, dunque, si registrano 173 decessi in occasione di lavoro, senza mezzo di trasporto, in soli 83 giorni lavorativi: significa che in Italia, oggi, muoiono in azienda più di 2 persone al giorno, quasi 4 se si considerano anche i decessi in itinere.

 

Come si muore?

I morti sul lavoro senza mezzo di trasporto rappresentano l’emergenza più grave, il 57% dei casi, seguiti da quelli in itinere senza mezzo di trasporto, il 19,1%, e con mezzo di trasporto, il 13,5%. Il 10,4% è rappresentato da coloro che perdono la vita in occasione di lavoro con mezzo di trasporto.

La fascia di età più colpita è quella, ovviamente, più occupata, cioè da 45 a 54 anni, con il 42,6%; seguita dalla fascia immediatamente più matura: i decessi tra i lavoratori tra 55 e 64 anni rappresentano il 29,9%. Ma se guardiamo all’incidenza dei casi di decesso in relazione all’età, i dati ci lanciano un messaggio inequivocabile: nel 2019, in Italia a morire sul lavoro sono soprattutto i lavoratori con età uguale o superiore a 65 anni (il 23,8%); è evidente come l’anzianità influisca in modo sensibile sulla probabilità di restare vittime del proprio lavoro. Le percentuali di decessi si abbassano notevolmente con il diminuire dell’età: il 16,2% dei lavoratori da 55 a 64 anni, il 12% di quelli da 45 a 54 anni, il 4,2% tra 35 e 44 anni e percentuali minime dei lavoratori ancora più giovani.
I maschi rappresentano la quasi totalità dei casi, con il 98%, e per lo più si tratta di connazionali (80,4%). La comunità straniera più colpita dai decessi sul lavoro in Italia è quella romena.

 

Dove si muore?

Al netto dell’occupazione – è naturale attendersi più incidenti laddove si lavora di più – è utile capire dove si muore oggi in Italia sulla base dell’indice di incidenza sugli occupati. Questa è la classifica secondo INAIL, dalla maglia nera a quella bianca per i morti sul lavoro: Molise, Basilicata, Abruzzo, Trentino Alto Adige, Umbria, Sicilia, Campania, Lazio, Piemonte, Toscana, Lombardia, Emilia Romagna, Puglia, Veneto, Liguria, Marche, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Calabria, Valle d’Aosta.
Osservando il numero assoluto di morti bianche, Lombardia, Lazio e Campania sono le regioni con più decessi, in virtù delle percentuali più alte di occupati annuali rilevati da INAIL. Sulla stessa base, si rileva che il Centro ha fatto registrare il più alto tasso di infortuni mortali sul lavoro in questo primo periodo del 2019, con il 29,4% dei casi; seguono il Nord-Ovest con il 27%, il Sud con il 22,1%, il Nord-Est con l’11,8% e le isole con il 9,8%.

 

In Italia è urgente agire

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