Bio-waste: una risorsa sempre più preziosa grazie al compostaggio

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Bio-waste, un enorme potenziale per l’economia circolare ancora tutto da sfruttare. Il Rapporto 04/2020 dell’Agenzia Europea per l’AmbienteBio-waste in Europe – turning challenges into opportunities” fa il punto sulla gestione del flusso di rifiuti organici urbani in tutto il continente, evidenziando come il recupero di questa tipologia di scarti sia strategico per raggiungere l’obiettivo del 65% di rifiuti urbani riciclati entro il 2035, come dettato dalla Direttiva 2018/851/UE.

Rifiuti organici: quanti ne produciamo?

I rifiuti organici costituiscono, infatti, la componente maggioritaria degli urbani, rappresentando il 34% di tutti i rifiuti prodotti in Europa (dato che include anche i consumi della Gran Bretagna): di questi, circa il 60% è costituito da rifiuti alimentari. Lo spreco alimentare è l’altra grande questione sulla quale è necessario intervenire per ridurre l’impatto di questo tipo di rifiuti: ogni anno sono circa 86 milioni le tonnellate di cibo che i cittadini europei gettano nella spazzatura, circa 173 chili pro capite. Il che equivale a dire che circa il 20% di tutti gli alimenti prodotti in Europa viene sprecato.

Compostaggio, la soluzione circolare più efficace

Di questi rifiuti organici, attualmente vengono raccolti e recuperati soltanto 9,5 milioni, circa il 17%. Percentuale che fa ben sperare se confrontata all’11% circa del 2004, ma dalla quale, purtroppo, deve essere sottratto quanto non si riesce ancora a recuperare. Infatti, non è ancora raggiungibile il 100% del recupero dei rifiuti organici raccolti: nei casi migliori, la quantità di bio-waste recuperato si aggira attorno all’85%.
Pur crescendo la frazione di questi rifiuti trattati attraverso la digestione anaerobica finalizzata alla produzione di biogas, il processo maggioritario, a oggi, resta il compostaggio in impianti industriali. Processo che permette di trasformare i rifiuti organici in risorsa da utilizzare in agricoltura come ammendante del suolo.

Una preziosa risorsa rinnovabile

Il contributo più prezioso che tali rifiuti sono in grado di portare all’economia circolare, allo sviluppo sostenibile e alla tutela ambientale è realizzabile proprio grazie al compostaggio industriale:

Negli ultimi cinquant’anni lo stock di materia organica dei suoli (SOM) si è notevolmente ridotto. Questo fenomeno si ritiene sia riconducibile alle lavorazioni profonde, alla semplificazione dei sistemi colturali, alla riduzione degli apporti organici e alla conversione all’uso del suolo, da prato/pascolo a seminativo. Nonostante in Europa continui a mancare una direttiva per la tutela del suolo (contrariamente a quanto accade per aria e acqua), la ricerca di tecniche per l’aumento della SOM è da tempo sostenuta e incoraggiata de politiche agricole europee, nazionali e misure regionali. […] Si pensi ad esempio al compost che può oggi essere considerato un prezioso ammendante per incrementare la fertilità dei terreni. Per incentivare l’utilizzo di biofertilizzanti al fine di ridurre gli impatti negativi su suoli e falde acquifere, sarebbe fondamentale introdurre dei meccanismi di premialità per quelle misure che favoriscano l’accumulo di sostanza organica nel suolo, dando al carbonio la stessa dignità riconosciuta alle energie rinnovabili, tenendo conto del fatto che l’incremento della SOM contribuisce alla diminuzione delle emissioni di CO2 in atmosfera.
Michele Falce, Novamont. Da «Materia Rinnovabile», 31, gennaio-marzo 2020, p. 40.

Come abbiamo visto in questo articolo, i benefici di un compost di qualità vanno ben oltre l’immediato apporto di materia organica ai substrati nei quali può essere reimpiegato: consente, infatti, di ridurre l’uso di pesticidi e fertilizzanti in agricoltura, migliorando anche la qualità dell’aria e delle falde acquifere. Allo stesso tempo, ottimizzare la raccolta dei rifiuti organici da destinare al compostaggio consente di ridurre le emissione di metano, gas serra tra i responsabili del riscaldamento globale, quaranta volte più dannoso dell’anidride carbonica.

L’importanza di etichette e certificazioni

Il modo a oggi più immediato per incrementare il riciclo dei bio-waste è ottenere una maggior quantità di rifiuti separati, nelle migliori condizioni, in fase di raccolta, affinché la percentuale degli scarti organici trattati con efficacia negli impianti di compostaggio si approssimi sempre più al 100%. È dunque fondamentale formare una più matura conoscenza e consapevolezza nei consumatori, comunicando in modo chiaro e inequivocabile le caratteristiche di prodotti e packaging per un adeguato trattamento a fine vita.

In questo, etichette e certificazioni svolgono un ruolo primario: sono ancora troppi gli imballaggi e i materiali definiti in modo improprio come “compostabili” o “biodegradabili”, con il risultato di confondere i consumatori e indurre a comportamenti errati, che inficiano i risultati delle raccolte differenziate. Strumenti come l’Environmental Communication Guide di European Bioplastics indicano la strada da percorrere per vincere questa “battaglia”, ma siamo appena all’inizio del cammino, molto deve ancora essere fatto investendo nello sviluppo e nella ricerca di bio-materiali sempre più performanti.
Parallelamente, rendere chiare le etichette è un imperativo al quale non possiamo sottrarci. Enti e produttori, distributori e commercianti sono chiamati a contribuire a questa importante missione: costruire una corretta cultura dei bio-waste, comunicando in modo chiaro ed efficace il valore di questa strategica categoria di rifiuti.
Lo abbiamo visto in questo articolo: il 73% degli italiani preferisce acquistare un prodotto con packaging sostenibile certificato anche a fronte di un prezzo maggiore. Le certificazioni – quali ad esempio OK Compost di TÜV Austria – rappresentano un asset irrinunciabile per chi, oggi, desidera conquistare e consolidare sempre più ampie fette di mercato contribuendo a un mondo migliore.

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