End of waste. Un emendamento sblocca il riutilizzo dei rifiuti e affida alle Regioni le autorizzazioni

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In mancanza di criteri specifici, le autorizzazioni end of waste potranno essere rilasciate o rinnovate dalle Regioni. Lo stabilisce un emendamento alla legge di conversione del D.L. “Crisi aziendali” approvato in commissione Territorio, Ambiente e beni ambientali nelle scorse ore.

Il provvedimento sarà a breve in aula – già la prossima settimana, secondo il parere della presidente della commissione Wilma Moronese – e il solido accordo sulla questione nella maggioranza dovrebbe garantirne l’approvazione con un ampio margine di sicurezza.

Il testo segna una svolta storica nella legislazione che stabilisce le modalità secondo le quali un rifiuto può cessare di essere tale, dopo l’impasse venutasi a creare con il D.L. “Sblocca cantieri”. Come abbiamo visto in questo articolo, infatti, l’art. 19 del D.L. n° 32 del 18 aprile 2019 aveva riportato il recupero dei rifiuti indietro di vent’anni, ovvero ai criteri stabiliti dal D.M. 5 febbraio 1998.

Ma non è solo per questo che l’emendamento al D.L. “crisi aziendali” rappresenta un importante passo avanti verso un’economia circolare e una gestione più sostenibile dei nostri rifiuti. Il testo mette infatti la parola fine al dibattito scaturito in seguito alla sentenza n°1229 del 28 febbraio 2018 del Consiglio di Stato, che ha negato perentoriamente la possibilità a enti e organizzazioni interne allo Stato di “declassificare” i rifiuti caso per caso in sede di autorizzazione.
Nel pieno rispetto dell’art. 6 della Direttiva 2008/98/CE, che prevede la possibilità per le autorità competenti dei singoli Stati membri di rilasciare autorizzazioni end of waste “caso per caso” a fronte della mancanza di regolamenti specifici comunitari, con il nuovo decreto il Ministero permette finalmente a un ente interno allo Stato, quali le Regioni, di potersi esprimere sui casi specifici e operare direttamente ai fini del rilascio di nuove autorizzazioni o per il rinnovo di quelle già in essere.

Al Ministero dell’Ambiente spetteranno comunque la verifica e il controllo dei singoli processi; a questo scopo e per regolamentare, raccogliere e uniformare le autorizzazioni su tutto il territorio nazionale, viene istituito un apposito registro nazionale delle autorizzazioni.

Vengono inoltre stabiliti i tempi nei quali l’intera procedura dovrà essere portata a termine: entro 10 giorni dalla notifica, le Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale – ovvero le autorità competenti a livello territoriale per il rilascio delle autorizzazioni a inserire una tipologia di rifiuto nel ciclo produttivo – dovranno comunicare all’ISPRA e al soggetto richiedente “i provvedimenti adottati, riesaminati o rinnovati”.

Non solo economia circolare: le tante aziende italiane che già si erano distinte nel recupero di specifiche tipologie di rifiuti potranno finalmente riprendere la propria attività, e nuove e più sicure possibilità si aprono per tutti gli operatori economici del settore che vorranno investire nella propria sostenibilità.

 

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