Rifiuti con codici a specchio: come classificarli?

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I cosiddetti “rifiuti con codici a specchio” sono tali poiché classificabili con codici CER “speculari”, cioè differenti per l’attributo della pericolosità. Nella pratica, un rifiuto a specchio è un materiale che può contenere o meno sostanze pericolose: se le contiene e i relativi valori di concentrazione superano la soglia consentita, sarà classificato da un codice CER pericoloso; in caso contrario, sarà identificato invece dal codice CER speculare non pericoloso.
È proprio la possibilità che il rifiuto possa essere pericoloso o meno, a determinare la necessità di cautele specifiche da parte del produttore.

La classificazione dei rifiuti è, infatti, la fase preliminare e indispensabile per gestire correttamente tutti i successivi step del rifiuto dentro e fuori l’azienda, che vanno dalla predisposizione dei documenti amministrativi (registri, FIR, ecc.) al controllo dell’eventuale deposito temporaneo e/o delle autorizzazioni al deposito, all’intermediazione, al trasporto fino al recupero e allo smaltimento dei rifiuti.
Un errore commesso in questa fase determina una serie di ricadute negative lungo tutta la filiera del rifiuto ed esporre l’azienda, l’ambiente e la salute umana a rischi davvero importanti, proprio come un piccolo sasso che rotola giù dalla vetta di una montagna può dar vita a una disastrosa valanga.

Come si applicano i codici CER?

Al produttore/detentore spetta il compito di classificare i propri rifiuti assegnando a ciascuno il corretto codice CER. Secondo le disposizioni della Decisione 2014/955/UE, del Regolamento 2014/1357/UE e del Regolamento 2017/997/UE, il produttore deve cioè identificare i propri rifiuti attraverso una delle tre macro-categorie di codici previste dal Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER):

  • Codice CER pericoloso “assoluto” (AH: Absolute hazardous): Se il legislatore ha preventivamente ritenuto pericoloso il rifiuto in esame, il produttore dovrà attribuirgli un codice CER identificato da un asterisco (*), secondo le proprietà di pericolo definite da HP1 a HP15 nell’Allegato III della Direttiva 2008/98/CE. Sarà comunque compito del produttore procedere con la valutazione delle caratteristiche specifiche di pericolo, al fine di adempiere alle disposizioni della Direttiva Quadro.
  • Codice CER non pericoloso “assoluto” (ANH: Absolute non hazardous): Nel caso di rifiuti per i quali non è previsto, a monte dal legislatore, che possano sussistere caratteristiche di pericolosità, il produttore attribuirà un codice CER privo di asterisco. Questi rifiuti vengono considerati non pericolosi a prescindere dalla concentrazione di sostanze pericolose contenute.
  • Codici CER a specchio: Se un rifiuto è classificato con codici CER speculari, uno pericoloso e uno non pericoloso, per stabilire se effettivamente si tratta di un rifiuto pericoloso, il produttore è tenuto a determinarne le caratteristiche di pericolo HP secondo il metodo seguente.

 

Che cosa deve fare il produttore di un rifiuto con codice a specchio?

Il produttore/detentore, a fronte di un rifiuto classificabile con codice CER a specchio e considerando le proprie responsabilità lungo l’intera catena di gestione, è tenuto a determinare le effettive caratteristiche di pericolo del rifiuto attraverso le seguenti operazioni:

  1. Individuare i composti presenti nel rifiuto attraverso:
  • La scheda di sicurezza dei prodotti chimici impiegati;
  • Informazioni specifiche del produttore circa l’uso e “quantità” dei prodotti chimici impiegati;
  • La conoscenza del processo produttivo che ha generato il rifiuto;
  • Il campionamento e l’analisi del rifiuto;
  1. Determinare i pericoli connessi a tali composti collegando le indicazioni di pericolo H con le caratteristiche di pericolo HP, ovvero consultando: la normativa europea sull’etichettatura delle sostanze e dei preparati pericolosi; le fonti normative internazionali; la scheda di sicurezza dei prodotti che hanno originato il rifiuto;
  2. Stabilire se le concentrazioni dei composti contenuti comportino che il rifiuto presenti delle effettive caratteristiche di pericolo correlati a essi, effettuando test per verificare se le concentrazioni rilevate siano superiori al limite soglia per le frasi di rischio specifiche per quei componenti.

 

Quali sono le responsabilità del produttore dei rifiuti?

Nella pratica di ogni giorno, raramente un’impresa dispone delle capacità, degli strumenti e del personale in grado di adempiere alle operazioni di campionamento e analisi per identificare e classificare correttamente i propri rifiuti. Per questo, solitamente l’assegnazione dei Codici CER è affidata a un laboratorio di analisi.
È importante ricordare che la responsabilità del produttore/detentore non viene meno anche in questa fase, a lui restano in capo tutti gli obblighi di gestione. Ciò comporta che sia tenuto al controllo dell’operato dei suoi collaboratori, incluso quindi il laboratorio di analisi al quale affida il compito di classificare i propri rifiuti. Ecco perché il produttore/detentore, tramite una procedura operativa predeterminata, deve:

  • Verificare l’accreditamento del laboratorio e la garanzia di un idoneo sistema di qualità per le operazioni richieste;
  • Assicurarsi che il laboratorio di analisi svolga le attività richieste nel rispetto delle procedure.

 

In caso di incertezza, occorre classificare un rifiuto come pericoloso?

Il principio di precauzione è da applicare anche ai casi di incertezza, ma soltanto nel caso in cui non sia tecnicamente fattibile ed economicamente sostenibile determinare la natura di un rifiuto (secondo il principio comunitario della ragionevolezza tecnica ed economica). Classificare preventivamente un rifiuto come pericoloso non è, quindi, la soluzione corretta!
Di fronte a un rifiuto con codice a specchio è necessario ricercare in esso le sostanze “che possano ragionevolmente trovarvisi”: secondo il principio di proporzione applicato al principio di precauzione, non è necessario verificare l’assenza di qualsiasi sostanza pericolosa nel rifiuto.

Occorre, quindi, pianificare in modo accurato i parametri chimico-fisici da ricercare nei rifiuti per una corretta classificazione, predisponendo da subito il giusto piano di campionamento: questa importante accortezza ci consentirà di avere la certezza e la tranquillità di aver assolto agli obblighi di legge in modo corretto ed economicamente sostenibile. Il costo dell’attività analitica è infatti irrisorio, se confrontato con gli oneri economici e le regole severe che implica la gestione di un rifiuto pericoloso. Inoltre, disporre di una classificazione eseguita secondo i corretti principi metterà i destinatari del rifiuto nelle condizioni di riceverlo: laddove permanga una forte incertezza, in assenza di una documentazione analitica che ne attesti l’effettiva pericolosità, non metteranno a disposizione la propria capacità di deposito o trattamento.

Concludendo, se e soltanto se, dopo una completa valutazione dei rischi, il detentore si trovi “nell’impossibilità pratica” di determinare la presenza di sostanze pericolose o di valutarne le caratteristiche di pericolo, il principio di precauzione impone di classificare il rifiuto come pericoloso: lo ha stabilito la Sentenza della Corte di Giustizia Europea del 28 marzo 2019.

 

Quali informazioni consentono di classificare correttamente un rifiuto con codice a specchio?

Il produttore/detentore disporrà della sufficiente conoscenza della composizione e delle proprietà del rifiuto, finalizzata alla corretta classificazione, solo attraverso una valutazione tecnica approfondita che prenda in esame:

  • Tutte le informazioni disponibili riguardanti il ciclo produttivo del rifiuto;
  • Le schede di sicurezza dei prodotti eventualmente utilizzati e i relativi dosaggi;
  • Le analisi di laboratorio.

Se il produttore/detentore di un rifiuto con codice a specchio non si accerta in modo adeguato che tale materiale presenti o meno le caratteristiche di pericolo (ovvero che contenga o meno sostanze pericolose oltre le soglie di legge), il rifiuto non deve essere classificato automaticamente come pericoloso. Anzi, una tale condotta esporrà il produttore/detentore al rischio di un diverso accertamento da parte degli enti di controllo, con la possibile conseguenza di un procedimento penale per gestione illecita di rifiuti, nel caso in cui risulti che abbia gestito in modo non appropriato il rifiuto.

Per approfondimenti sulla questione, rimandiamo alla trattazione specifica all’interno del manuale Gestire i rifiuti in azienda, a cura di Guido Fornari con la collaborazione dell’avvocato Angelo Merlin, edito da Ecol Press.
Per questioni e necessità specifiche sulla classificazione dei rifiuti o sulle altre fasi della gestione, i nostri esperti sono sempre a disposizione. Contattali allo 0583.40011 o scrivendo a info@ecolstudio.com

 

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