Rischio legionellosi: come tutelare i propri impianti?

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La Legionella è un genere di batteri aerobi che si sviluppano in ambienti acquatici naturali e artificiali e che possono causare gravi forme morbose nell’uomo, dette legionellosi, con un tasso di mortalità variabile tra il 10 e il 15%. La specie che più frequentemente infetta l’essere umano è la Legionella pneumophila, i cui sintomi si manifestano nella forma di polmonite o febbrile extrapolmonare. Viene di solito acquisita per via respiratoria mediante inalazione, aspirazione o microaspirazione di aerosol contenente il batterio oppure di particelle derivate per essiccamento.
In questo articolo, abbiamo visto in modo più approfondito quali siano i sintomi tipici della legionellosi e come prevenire il rischio di infezione.

 

Gli impianti più a rischio

In Italia, negli ultimi vent’anni i casi più frequenti e significativi di legionellosi sono stati causati da torri di raffreddamento, ovvero dai dispositivi che estraggono calore nell’atmosfera impiegando un flusso di acqua a una temperatura inferiore rispetto al flusso che si desidera raffreddare. L’evaporazione continua di parte dell’acqua e il crearsi di particolari combinazioni di umidità e temperatura, rendono questo ambiente particolarmente adatto al proliferare del batterio.
Ma la Legionella può svilupparsi in ogni tipo di struttura idrica: tubature, piscine e vasche idromassaggio, docce e fontane, impianti di condizionamento e altri ancora; le più pericolose per l’uomo sono quelle che determinano il formarsi di aerosol, attraverso il quale si può inalare il batterio.

Al fine di ridurre il diffondersi della legionella in tutti gli impianti a rischio incluse le torri di raffreddamento, in occasione dell’Accordo Stato-regioni n° 79 del 7 maggio 2015 sono state emanate le Linee guida per la prevenzione e il controllo della Legionellosi, ed è stato definito un protocollo da applicare in ogni struttura, civile oppure industriale, nella quale siano presenti impianti potenzialmente a rischio legionellosi.

 

Il protocollo di controllo del rischio legionellosi

Il Protocollo prescrive l’esecuzione di tre fasi, sequenziali e correlate, per tenere sotto controllo il rischio Legionellosi:

  1. Valutazione del rischio:

Il Protocollo deve essere applicato ovunque siano presenti impianti potenzialmente a rischio legionellosi, in base alle differenti tipologie di struttura e impianto:

  • Strutture turistico-ricettive
  • Stabilimenti termali
  • Strutture sanitarie
  • Attività professionali
  1. Gestione del rischio:

Individuata la struttura potenzialmente a rischio e le condizioni che lo determinano, è necessario adottare misure preventive volte a contenerlo e limitarlo, allestendo un piano di campionamento adeguato in funzione dell’analisi del rischio per la tipologia specifica di impianto e struttura.

  1. Comunicazione del rischio:

Circoscritto il rischio potenziale e identificate le misure in grado di limitarlo, è necessario informare, formare, sensibilizzare tutti i soggetti interessati (gestori degli impianti, personale addetto al controllo, esposti occasionali, ecc.). In questa fase, l’informazione e la formazione rivestono un ruolo chiave nel garantire la corretta applicazione delle indicazioni per la prevenzione e il controllo della legionellosi.

 

Come e quando effettuare la valutazione del rischio?

Il Titolo X D.Lgs. 81/2008 impone a ciascun datore di lavoro di “considerare che il rischio legionellosi può riguardare sia i propri lavoratori che coloro che frequentano ciascun sito di sua responsabilità e pertanto si ribadisce l’obbligo di effettuare una valutazione del rischio” revisionandola ogni 3 anni, salvo disposizioni più restrittive. L’obiettivo è non solo prevedere misure efficaci e tempestive di risposta in caso di legionellosi ma, soprattutto, prevenire l’insediamento del batterio negli impianti per abbattere il rischio di contagio.

Strumento principe nella prevenzione del rischio legionellosi è il piano di campionamento per le analisi microbiologiche di ricerca della Legionella, che viene così definito sulla base della tipologia delle strutture:

  1. Strutture turistico-ricettive, per le quali sono da monitorare i seguenti impianti:
  • Impianti idro-sanitari;
  • Impianti di raffreddamento a torri evaporative o a condensatori evaporativi;
  • Vasche idromassaggio, piscine anche solo in esposizione c/o fiere, centri commerciali ecc.;
  • Fontane decorative.

Frequenza di campionamento: 1 anno (o inferiore in relazione all’analisi dei rischi e alla concentrazione); 3 mesi per le piscine.

Periodicità della valutazione del rischio: 2 anni.

  1. Stabilimenti termali, per le quali sono da monitorare i seguenti impianti:
  • Cure inalatorie;
  • Bagni con idromassaggio;
  • Docce d’annettamento;
  • Impianto termale e reparti benessere che comportano la formazione di aerosol;
  • Impianti di condizionamento;
  • Impianti idro-sanitari.

Frequenza di campionamento: 1 anno (o inferiore in relazione all’analisi dei rischi e alla concentrazione); 3 mesi per le piscine; 6 mesi per impianti termali.

Periodicità della valutazione del rischio: 1 anno.

  1. Strutture nosocomiali sanitarie incluse case di riposo e residenze sanitarie assistenziali (RSA) e settore odontoiatrico, per le quali sono da monitorare i seguenti impianti:
  • Impianti idro-sanitari;
  • Impianti di raffreddamento a torri evaporative o a condensatori evaporativi;
  • Siti ove le pratiche sanitarie aumentano il rischio (parto in acqua; pratiche inerenti le vie aeree; trattamenti odontoiatrici; reparti che ospitano pazienti profondamente immunocompromessi).

Frequenza di campionamento: 3 mesi per le strutture che ospitano pazienti profondamente immunocompromessi; 3 mesi per le vasche per il parto; 6 mesi per gli altri reparti (o inferiore in relazione all’analisi dei rischi).

Periodicità della valutazione del rischio: 1 anno o inferiore.

  1. Altre strutture che presentano rischi associati ad attività professionali, per le quali sono da monitorare i seguenti impianti:
  • Impianti idro-sanitari;
  • Impianti di raffreddamento a torri evaporative o a condensatori evaporativi;
  • Impianti aeraulici.

Frequenza di campionamento: 1 anno (o inferiore in relazione all’analisi dei rischi e alla concentrazione);

Periodicità della valutazione del rischio: 3 anni (o inferiore in relazione all’analisi dei rischi e alla concentrazione).

 

A chi rivolgersi per valutare il rischio legionellosi?

Se sei il titolare o il responsabile sicurezza di una struttura per la quale si richiede la valutazione del rischio legionellosi, ti consigliamo di rivolgerti a un laboratorio di analisi specializzato, che potrà aiutarti in questo modo:

  1. un team di esperti valuterà i tuoi impianti e individuerà i punti critici più esposti al rischio legionellosi;
  2. dopo una prima valutazione, i tecnici campionatori provvederanno a prelevare i campioni da analizzare;
  3. il laboratorio analizzerà i campioni e ti terrà aggiornato sull’andamento delle indagini;
  4. gli eventuali risultati positivi al batterio verranno valutati per individuare la procedura più efficace a debellare la presenza della Legionella, e verrà elaborata una relazione tecnica che potrai utilizzare nel monitoraggio successivo per tenere al sicuro il tuo impianto dal rischio legionellosi.

Se hai bisogno di maggiori informazioni, i nostri esperti sono a tua disposizione. Scrivici a legionella@ecolstudio.com oppure contattaci allo 0583.40011

 

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