Rifiuti speciali: Rapporto ISPRA 2020. Circolari ma non abbastanza

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Il Rapporto Rifiuti Speciali dell’ISPRA rappresenta la più completa, ricca e dettagliata fotografia della produzione e della gestione dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi in Italia, con più di 60 indicatori suddivisi per categorie di materia e per macroaree geografiche e regionali. L’edizione 2020, appena pubblicata online, mostra la mappa aggiornata alla produzione 2018, restituendoci l’immagine di un Paese in cui sono messi in luce, di riflesso, i settori industriali più dinamici.
Senza dubbio, i trend qui messi in luce saranno in parte disattesi, per l’anno in corso, a causa del contesto eccezionale dell’emergenza Coronavirus. Il nuovo scenario richiede, infatti, di riconsiderare il sistema nazionale di gestione dei rifiuti speciali in termini di una maggiore resilienza e circolarità. Anche di questo si è parlato durante la presentazione del Rapporto 2020:

Persiste il primato dei rifiuti da costruzioni e demolizioni

La diciannovesima edizione del Rapporto mostra una crescita complessiva media nella produzione di rifiuti speciali del + 3,3%, ovvero di circa 4,6 milioni di tonnellate, su un totale che supera i 143 milioni di tonnellate, di cui:

  • rifiuti non pericolosi: 93% del totale, con una crescita del + 3,3% cioè di circa 4 milioni di tonnellate;
  • rifiuti pericolosi: 7% del totale, con una crescita del +3,9% cioè 376.000 tonnellate.

Il settore che più incide, confermando il trend degli anni precedenti, è quello costruzioni e demolizioni, che occupa il 42,5% del totale con oltre 60 milioni di tonnellate di rifiuti speciali prodotti nel 2018. Seguono i settori:

  • attività di trattamento rifiuti e risanamento: 26,5%, per oltre 38 milioni di tonnellate;
  • attività manifatturiere nel complesso: 37,1%, per oltre 3,7 milioni di tonnellate;
  • servizi, commercio e trasporti: 19,8%, per circa 2 milioni di tonnellate.

Una gestione più circolare ma non abbastanza

Il segno positivo, rispetto all’anno precedente, caratterizza anche la gestione nel complesso: + 3,7% sono i rifiuti speciali gestiti, in queste forme:

  • recupero di materia: 67,7%;
  • smaltimento: 19,3%;
  • coincenerimento: 1,3%;
  • incenerimento: 0,8%;
  • stoccaggio: 10,9%.

Il recupero di materia – per il quale risultano più virtuose le regioni Friuli Venezia Giulia (78,5% dei propri rifiuti speciali recuperati), Trentino Alto Adige (77,8%), Campania (75,8%) e Lombardia (74,5%) – conferma il trend positivo, con una crescita lievemente superiore al +4%.
Cresce, tuttavia, maggiormente il quantitativo dei rifiuti speciali avviati a smaltimento, che fa registrare un +4,5% rispetto al 2017. Dato che conferma il lungo lavoro che ci attende – già lo sapevamo – sul fronte end of waste: i rifiuti avviati alla discarica (D1) e al trattamento fisico-chimico (D9) costituiscono ancora il 37,9% e il 32% del totale.

Rifiuti speciali circolari

Come negli anni scorsi, sono le sostanze inorganiche (R5) ad essere gestite in modo più virtuoso: il 43,8% del totale dei rifiuti speciali recuperati – metalli e composti metallici in primis, per il 17,3% dei rifiuti complessivamente avviati a recupero – che registrano un aumento di circa 4,3 milioni di tonnellate ovvero una variazione rispetto all’anno precedente del +7,9%.
Segno negativo, invece, per i rifiuti organici (R3): nonostante rappresentino una parte importante dei rifiuti speciali gestiti circolarmente (9,4%), per questa tipologia i flussi inviati a recupero materiale diminuiscono di circa 968.000 tonnellate (-7,8%) rispetto al 2017.

Import-export dei rifiuti speciali

Il fenomeno dell’import e dell’export dei rifiuti speciali è sintomatico dei nostri bisogni in termini di materie prime seconde e di deficit in economia circolare interna. Idealmente, l’autosufficienza del comparto produttivo di un paese si raggiunge quando non si registrano flussi in entrata e in uscita: obiettivo più facilmente raggiungibile all’interno di una comunità internazionale come quella europea. Numeri e considerazioni che ci fanno capire l’importanza di fare rete per una migliore gestione circolare dei nostri scarti.

Nel 2018 abbiamo esportato 3,5 milioni di tonnellate di rifiuti, per lo più non pericolosi.
Alla Germania destiniamo il quantitativo maggiore di rifiuti (957.000 tonnellate), la maggior parte dei quali sono pericolosi (658.000 tonnellate) e rappresentati da scarti di costruzioni e demolizioni e da impianti di trattamento rifiuti. Sempre alla Germania sono destinate 102.000 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da plastica e gomma, carta e cartone. Materiali, questi, che destiniamo per la maggior parte al’Austria, per un totale di 131.000 tonnellate.

Nello stesso anno abbiamo importato, invece, 7,3 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, costituiti nella maggior parte (41,2%) da scarti di operazioni di costruzione e demolizione, di cui prevalentemente ferro e acciaio. Sempre i metalli ferrosi rappresentano la seconda fetta più importante, quella dei rifiuti prodotti da impianti di trattamento rifiuti, che importiamo per il 39,1% del totale. Materiali destinati per lo più a stabilimenti attivi in Friuli Venezia Giulia e in Lombardia.

Scarica il Rapporto Rifiuti Speciali ISPRA 2020

Per approfondire, ecco i link diretti al sito ISPRA che consento di consultare e scaricare il Rapporto Rifiuti speciali 2020:

  • cliccando qui è possibile consultare i Dati di sintesi;
  • a questo link, invece, è possibile scaricare il Rapporto completo.

 

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