Amianto: dove si trova, come identificarlo e inviarlo a un laboratorio di analisi

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L’amianto, nonostante siano passati quasi trent’anni dall’entrata in vigore della Legge 257/92 che ne ha bandito l’utilizzo, è ancora ampiamente diffuso su tutto il territorio nazionale. In quanto fibra prodotta a basso costo e dotata di proprietà tecnologiche che conferiscono resistenza e versatilità ai materiali ai quali viene integrata, è stata impiegata a lungo tanto nell’industria quanto nell’edilizia per le più svariate applicazioni.

Secondo il rapporto “Liberi dall’Amianto?” pubblicato nel 2018 da Legambiente, in Italia ci sono ancora circa 370.000 strutture contenenti amianto, delle quali 214.469 sono gli edifici privati, 50.744 quelli pubblici, 20.269 sono i siti industriali e 65.000 sono le coperture in cemento amianto ancora in situ.

Dove si trova l’amianto?

Riconoscerlo non è semplice: le fibre di amianto sono, infatti, unite ad altri materiali e difficilmente è possibile individuarle a prima vista. Lo si può trovare:

  • Nella forma di fibrocemento, nelle lastre in cemento-amianto più conosciute con il nome di Eternit, dal celebre marchionimo dell’azienda produttrice, in tubazioni per acquedotti e nei serbatori per acqua o altri liquidi, così come nelle canne fumarie oppure, ancora, in vasi e fioriere. In questa tipologia di manufatti la percentuale di amianto può andare dal 10-15% al 40%.
  • Negli intonaci, dove è stato ampiamente usato per rendere le superfici più resistenti e ignifughe, oltre che per aumentare la capacità fonoassorbente degli edifici e, per le stesse ragioni, in pannelli isolanti e contro-soffitti: in questi materiali la quantità di amianto oscilla tra il 20 e il 40%.
  • In pavimenti e piastrelle e, in particolare, nel linoleum: una miscela di resine in PVC, copolimeri, leganti inorganici, pigmenti e amianto dalle caratteristiche sorprendenti in termini di adattabilità alle superfici, rapidità di posa e resistenza nel tempo, e per questo utilizzata spesso in passato per realizzare pavimentazioni di grandi edifici come palestre, scuole e ospedali.
  • Come materiale di coibentazione, nei tubi degli impianti di riscaldamento e delle centrali termiche o, più genericamente, nei sistemi con tubazioni nelle quali è previsto flusso di acqua calda: in questi materiali si può arrivare fino al 100% di contenuto in amianto.

Amianto: quali rischi per la salute?

La pericolosità dell’amianto varia in ragione del modo in cui le fibre sono incorporate nella matrice che le contiene: più la matrice è solida e stabile (“strettamente legata”), meno pericoloso sarà il materiale. Laddove, invece, la matrice sia “non legata” oppure tenda a trasformarsi in polvere con più facilità, il rischio aumenta esponenzialmente: le fibre di amianto costituiscono un pericolo quando sono disperse nell’aria e inalate.

Proprio per questo, quando si parla di amianto si tende a definirlo un “killer silenzioso” poiché, attraverso il lento e inavvertibile rilascio delle fibre nell’aria che respiriamo, è causa di gravi malattie spesso mortali:

  • Asbestosi: una cicatrizzazione dei tessuti del polmone che provoca gravi difficoltà respiratorie;
  • Cancro al polmone: può derivare dall’asbestosi ed è mortale nel 95% dei casi;
  • Mesotelioma: è una forma di cancro che colpisce la pleura, il rivestimento dei polmoni, o il peritoneo, la membrana che ricopre la cavità addominale. Si tratta di una malattia inguaribile, che porta al decesso entro i 12-18 mesi dall’insorgenza.

Nel 2018 il Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM) ha pubblicato un rapporto relativo ai casi di mesotelioma registrati nel periodo 1993-2015: sono stati diagnosticati 27.356 casi di mesotelioma maligno, per oltre il 90% a carico della pleura; quelli a danno del peritoneo sono stati, invece, 1.769 per circa il 6,5%. Secondo INAIL, sono circa 6.000 le morti causate ogni anno dall’amianto in Italia.

Amianto: come identificarlo?

Per questi motivi è estremamente importante individuare la presenza di amianto, circoscrivere il rischio e provvedere alla bonifica in sicurezza. Soprattutto in relazione a edifici e materiali costruiti prima del 1992: come abbiamo visto, tutto ciò che è stato realizzato prima di quella data ha buona probabilità di contenere fibre di amianto potenzialmente pericolose per la nostra salute.

Per identificare l’amianto è necessario campionare i materiali sospetti e procedere con analisi per mezzo di microscopio elettronico a scansione (SEM).

In laboratorio, si procede con un primo screening del campione allo stereomicroscopio. Una volta individuate le fibre a seconda della loro morfologia, si procede alla preparazione di un vetrino che verrà successivamente esaminato al microscopio ottico in un contrasto di fase, utilizzando il liquido a indice di rifrazione appropriato per il tipo di fibra di amianto individuata.

Come si preleva il campione di un materiale potenzialmente contenente amianto?

Quando si ha il sospetto che un materiale possa contenere amianto e si intende procedere all’invio di un campione a un laboratorio di analisi, è necessario evitare la contaminazione da eventuali fibre, tanto nei confronti di chi effettua le operazioni quanto per l’ambiente circostante. Come abbiamo visto, la pericolosità dei materiali di amianto dipende dall’eventualità che siano rilasciate fibre aerodisperse nell’ambiente, che possono venire inalate da chi si trova nelle immediate vicinanze del manufatto.

I materiali da campionare devono essere prelevati evitando interventi che potrebbero tradursi in una contaminazione degli ambienti circostanti; si deve quindi procedere al campionamento con la massima cautela, avendo cura di sigillare immediatamente e adeguatamente il punto in cui si è effettuato il campionamento, impiegando, ad esempio, una vernice spray.

Amianto: come preparare un campione da inviare in laboratorio?

Le modalità operative del campionamento possono essere schematicamente riassunte come segue:

  • Dotazione di adeguati mezzi personali di protezione (DPI), quali maschere contro polveri (FFP3), visiera facciale, guanti, tute e calzari monouso. È necessario indossare i DPI in modo che coprano tutto il corpo, assicurandosi di proteggere anche gli occhi con appositi dispositivi.
  • Impiego di strumenti adeguati che non permettano dispersione di polvere o di fibre nell’ambiente, e che consentano il minimo grado di intervento distruttivo, quali pinze, tenaglie, piccoli scalpelli, forbici, cesoie, eccetera. Evitare quindi trapani, frese, scalpelli grossolani, lime, raspe, frullini, e simili. Per evitare la formazione di polveri, si consiglia di bagnare preventivamente con acqua la parte da campionare.
  • Prelievo di una piccola aliquota del materiale, che sia sufficientemente rappresentativo e che non comporti alterazioni significative dello stato del materiale. Possibilmente, prelevare un campione di forma quadrata, con il lato di dimensioni approssimativamente comprese tra 5 e 10 centimetri: sono solitamente sufficienti 5 cm3 (circa 10g).
  • Inserire immediatamente il campione in un doppio imballaggio primario. Si può utilizzare una busta di plastica ermeticamente sigillabile di spessore adeguato (almeno 0.15 mm). L’imballaggio deve essere effettuato con tutti gli accorgimenti atti a ridurre il pericolo di rotture accidentali. Tutti i materiali devo essere avviati alla spedizione in doppio contenitore, imballando separatamente i materiali taglienti.
  • Dopo il campionamento, otturare la zona di prelievo del campione con nastro adesivo o colla vinilica; infine pulire e risciacquare accuratamente gli attrezzi usati per il campionamento, togliersi i DPI e richiuderli in un sacco da destinare al corretto smaltimento.

Prelievo di materiale potenzialmente contenente amianto: quali precauzioni sono necessarie?

Il rischio connesso al campionamento è legato alla dispersione aerea e alla eventuale inalazione di fibre libere di amianto. La pericolosità di questo materiale consiste, infatti, nella capacità di rilasciare fibre potenzialmente inalabili dall’uomo, con la caratteristica di dividersi in senso longitudinale anziché trasversale.

Un altro potenziale rischio può essere costituito dalla dispersione dovuta alla rottura in parti più piccole dei fibrocementi compatti e alla riduzione in polvere dei materiali friabili.

È quindi importante eseguire le operazioni di campionamento in totale sicurezza, evitando manovre e operazioni che mettano a repentaglio la salute di chi lo effettua, soprattutto se il prelievo del campione avviene su coperture in altezza. Eventuali operazioni di rimozione contestuali o conseguenti al campionamento devono essere svolte nel rispetto delle disposizioni vigenti da a personale specializzato e autorizzato.

Durante il campionamento, è necessario indossare gli adeguati dispositivi di protezione individuale (DPI): guanti monouso, camice monouso e mascherina facciale FFP3.

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