Novità nella sicurezza antincendio: il D.M. 21 febbraio 2019

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Negli ultimi mesi ci sono state importanti novità nel panorama antincendio che, direttamente o indirettamente, ci riguardano tutti da vicino. Molte di esse sono figlie del Nuovo Codice di Prevenzione Incendi che, sebbene abbia ormai più di tre anni, continua a segnare il passo e a incidere nell’operato di tutti, in particolare dei professionisti antincendio. A titolo esemplificativo e non esaustivo, si ricorda come nel Co.P.I. si vuole, finalmente, sottolineare l’approccio ingegneristico rispetto a quello prescrittivo e come sia importante la gestione e la manutenzione della sicurezza.
Il D.M. del 3 agosto 2015 ha già subito numerose modifiche proprio in virtù della sua forza dirompente piuttosto che della necessità di correzioni.

 

Il nuovo approccio prestazionale del D.M. 21 febbraio 2019

Ultima per tempo ma non importanza è il decreto approvato il 21 febbraio 2019 che diventerà vigente il medesimo giorno di ottobre. Con questo intervento del CTS, si ha l’imposizione dell’utilizzo dell’approccio prestazionale per tutte le attività soggette ai controlli dei VVF, cioè elencante nel DPR 151/2011, ma non normate. È una rivoluzione copernicana, che lascia maggior possibilità al progettista antincendio di seguire il progresso tecnologico e gli standard internazionali.
Per scendere nel concreto, il legislatore ha “imposto” a chi si occupa di sicurezza di pensare il motivo alla base di una prescrizione per raggiungere un obiettivo di salvaguardia. Ciò permette di passare oltre i numeri, come la lunghezza delle vie di esodo o il numero di uscite di sicurezza della normativa prescrittiva, a fronte di una ragionevole dimostrazione che tali misure siano sufficienti e opportune.

Per quanto riguarda l’aspetto degli standard internazionali, il loro esplicito richiamo rispecchia una realtà tanto ovvia quanto tralasciata: a parte la cultura di un popolo, un incendio ha le medesime conseguenze in Italia come in una qualunque altra nazione. Questo vorrà dire che non sarà opportuno, a parere dello scrivente, applicare lo “stay-put” nello stivale, ma che per la manutenzione o le analisi di distribuzione del fumo (per citare due esempi all’opposto), si è reso possibile richiamarsi a buone pratiche estere, fermo restando che siano consolidate.

Tornando a trattare il tema del D.M. del 21 febbraio, si ricorda che tale testo riguarda anche le attività esistenti ma solo in caso di interventi di modifica ovvero di ampliamento, a condizione che le misure di sicurezza antincendio esistenti, nella parte dell’attività non interessata dall’intervento, siano compatibili con gli interventi da realizzare. In caso contrario potranno continuare ad applicarsi le norme prescrittive, fatta salva la possibilità, per il titolare dell’attività, di optare per un’applicazione integrale della RTO all’intera attività.

 

Aggiornamenti in arrivo: la “nuova 10 marzo 1998”

Si conclude ricordando che continua, presso il CTS, l’iter al fine di pubblicare il nuovo testo sui criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dei luoghi di lavoro, la cosiddetta nuova 10 marzo 1998. Già distribuita sotto forma di bozza per gli addetti ai lavori, si allinerà con la nuova mentalità citata sopra con la differenza, sostanziale, che coinvolgerà qualunque luogo di lavoro.

Per maggior informazioni, contatta il nostro esperto Simone Villa scrivendo a s.villa@ecolstudio.com e scopri che cosa possiamo fare per la tua sicurezza antincendio cliccando qui.